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Stai litigando per le cose sbagliate




Quasi tutte le coppie che vengono da me litigano per le stesse cose. Chi porta i bambini a scuola. Chi ha lasciato i piatti nel lavandino. Chi fa più cose in casa. La gelosia per un messaggio visto sul cellulare. L'intimità che si è piano piano svuotata senza che nessuno abbia detto niente.

E quasi mai è davvero per quello.


Quello che vedo ogni giorno nel mio lavoro è questo: dietro ogni litigio ripetitivo c'è qualcosa di molto più profondo di quello che sembra. C'è una paura. Un bisogno che non è stato ascoltato. Un desiderio che non è mai stato detto ad alta voce.


E quando queste cose restano dentro senza trovare una via d'uscita, trovano la loro strada nel primo pretesto disponibile, i piatti, il cellulare, chi ha fatto cosa.

Il litigio diventa il linguaggio di quello che non si riesce a dire altrimenti.


Le paure che non diciamo


Ognuno di noi porta dentro la propria storia. Le relazioni che ha vissuto, quello che ha imparato sull'amore da piccolo, le delusioni che ha accumulato nel tempo. E queste esperienze formano delle paure: paura di essere abbandonati, di non essere abbastanza, di perdere il controllo, di non essere visti davvero.


Il problema è che queste paure non restano fuori dalla porta quando entriamo in una relazione. Ci vengono dietro. E si proiettano su tutto, sui comportamenti del partner, sulle situazioni quotidiane, sui momenti di distanza.


Quando una donna litiga ogni giorno per la gestione della casa e dei figli, spesso sotto c'è questo: "mi sento sola nel portare il peso di tutto, e questa solitudine mi spaventa". Quando un uomo diventa geloso per un like o uno sguardo, spesso sotto c'è questo: "ho paura di non essere abbastanza per te, di essere sostituibile".

Quando l'intimità sparisce e nessuno ne parla, spesso sotto c'è questo: "ho paura di chiederti qualcosa e sentirmi rifiutare".


Nessuno di questi pensieri viene detto ad alta voce. Perché sono pensieri vulnerabili, e la vulnerabilità fa paura quasi quanto le paure stesse. Allora si litiga per i piatti. È più facile.


Dietro ogni litigio c'è un bisogno che chiede di essere visto. Il bisogno di sentirsi supportati, desiderati, rispettati, considerati. Quando questo bisogno non viene soddisfatto, non perché il partner non voglia, spesso perché semplicemente non lo sa, inizia ad accumularsi. Silenziosamente, per settimane, per mesi. Finché esplode. E quasi sempre esplode sulla cosa sbagliata, nel momento sbagliato, con un'intensità che sembra sproporzionata rispetto alla situazione.


È quello che i pazienti descrivono come "ho perso la testa per una stupidaggine." Non è una stupidaggine. È tutto quello che non è stato detto prima.

Il litigio in questi casi non è il problema, è il sintomo e come tutti i sintomi, se lo si cura senza capire cosa c'è sotto, torna. Sempre.


Per uscire da questo meccanismo la prima cosa da fare è fermarsi, non durante il litigio, quando è impossibile, ma dopo, e chiedersi onestamente: "cosa stavo cercando di dire davvero? Cosa avevo bisogno di sentirmi dire? Qual era la mia paura, bisogno o desiderio?"

Spesso la risposta sorprende. Perché è molto più semplice e molto più umana di quello che il litigio lasciava intendere.


Capire le radici di una paura o di un bisogno non significa giustificare tutto quello che si fa nella relazione. Significa smettere di essere in balia di qualcosa che non si riesce a nominare. E quello che si riesce a nominare, si riesce anche a comunicare.


Comunicarlo prima che diventi litigio


Questa è la parte più difficile e la più importante.

Imparare a dire "ho bisogno di sentirti vicino" prima che quel bisogno diventi una lite per i piatti. Imparare a dire"quando fai questa cosa mi sento invisibile" invece di accumulare silenzi. Imparare a portare la propria paura all'altro come qualcosa di proprio, non come un'accusa. Non è naturale farlo. Nessuno ce lo ha insegnato. Ma è una competenza che si può allenare.


Tre cose da provare da subito


Aspetta ventiquattr'ore. Quando senti che stai per litigare per qualcosa di apparentemente piccolo, aspetta. Chiediti cosa c'è sotto. Spesso il giorno dopo quella cosa non esiste più, ma quello che c'era sotto è ancora lì, e puoi affrontarlo con più calma.


Parla in prima persona. Invece di "tu non mi ascolti mai" prova con "quando non mi rispondi mi sento sola." Cambia completamente la direzione della conversazione. Non è un attacco, è un'apertura.


Dichiara il bisogno, non la mancanza. Invece di dire cosa l'altro non fa, prova a dire cosa hai bisogno che faccia. È una differenza sottile ma enorme, una chiude, accusa, l'altra apre.

Litigare non è il problema. Tutte le coppie litigano. Il problema è quando il litigio diventa l'unico canale di comunicazione e non si trova mai un compromesso o una soluzione.


Se senti che è quello che sta succedendo nella tua coppia, avete bisogno di imparare a parlarvi meglio.


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