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Non sentirsi mai abbastanza




Perché non ci sentiamo mai abbastanza?


C'è una voce che molte persone portano dentro da così tanto tempo che non la riconoscono più come voce. La scambiano per verità.

Non sono abbastanza bravo. Non sono abbastanza produttivo. Non sono abbastanza bella, interessante, riuscita. Non sono abbastanza.

Se ti riconosci, sappi che non sei solo. E sappi anche che quella voce non nasce da te, ma la impari. La impariamo quando da bambini veniamo lodati solo per quello che facciamo, i voti, i risultati, il comportamento, e mai per quello che siamo. Quando l'amore sembra condizionato alla performance. Quando i nostri bisogni vengono ignorati o sminuiti abbastanza spesso da farci credere che forse non siamo degni di attenzione.


Poi cresciamo e troviamo un mondo che conferma tutto. Una cultura che misura il valore delle persone in termini di produttività, successo, visibilità. La cultura che premia chi fa di più, chi dorme di meno, chi non si ferma mai. La stessa cultura che ha trasformato il riposo in qualcosa di cui vergognarsi e l'ambizione in un obbligo morale.


E poi ci sono i social. Il confronto costante, continuo, inevitabile. Non con la vita reale delle persone, ma con la versione curata, illuminata, filtrata che scelgono di mostrare. Un' enorme e finta vetrina con cui ci mettiamo a confronto quotidianamente. Un confronto che non possiamo mai vincere perché non è mai onesto.


Il problema del senso di non essere abbastanza è che genera comportamenti che lo confermano. Ti sfinisci per dimostrare il tuo valore e quando ottieni un risultato, sposti subito l'asticella. Non ti fermi mai a sentirti abbastanza perché abbastanza non arriva mai. È sempre un po' più in là. Oppure ti blocchi. La pressione è troppa e lo sai anche tu che il confronto con l'impossibile è perso in partenza. Quindi procrastini, eviti, non inizi, perché se non ci provi davvero, almeno non puoi fallire davvero. E il fallimento, per chi non si sente abbastanza, non è un evento isolato. È una conferma.


Attenzione, un po' di sana competitività e meritocrazia sono giusti. Solo chi si impegna ottiene dei risultati e questo è un dato di fatto molto importante. Il problema è quando usiamo gli altri per misurare il nostro valore. Quando il metro che misura il nostro valore non è più la nostra soddisfazione ma diventa il confronto con le altre persone.


La soluzione non è realizzare più cose. Non è diventare più produttiva, più bello, più brava.

Perché il senso di non essere abbastanza non si cura con i risultati. Se il tuo valore dipende da quello che fai, ogni traguardo è solo un sollievo temporaneo. Poi la voce torna.

Il lavoro vero è smettere di credere che fare di più ti renderà finalmente abbastanza.


Si inizia riconoscendo la voce. Quando arriva, fermati un secondo e chiediti: "questa è una mia osservazione o è un mio vecchio schema che si ripete?"

Inizia a separare il valore dalla performance. Sei abbastanza non quando ottieni, non quando produci, non quando piaci a tutti. Sei abbastanza perché esisti, perché ti impegni, perché ci provi. È un concetto semplice da capire e difficilissimo di cui convincersi. Ma si può imparare.


Si inizia, spesso, chiedendo aiuto. Perché quella voce da sola è difficile da smontare. Si è costruita in anni. Ha bisogno di tempo, di uno spazio sicuro, di qualcuno che ti aiuti a vederla per quello che è. Nel frattempo prova un piccolo esercizio. Ogni sera prenditi 5 minuti per chiudere gli occhi e trovare almeno una cosa di cui ti sei sentito orgoglioso di te in quella giornata. Dopo qualche settimana comincerai a trasformare la tua auto percezione. Ricorda, tutto sta dove sta il nostro focus.



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