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La Quaresima dell'anima




Non coprire il tuo silenzio



Ti è mai capitato di correre a più non posso, riempirti la giornata di cose da fare e di distrazioni perché ti faceva impazzire l'idea di fermarti a pensare?


La Quaresima nasce come pratica di privazione volontaria. Non è una punizione, ma una scelta consapevole. Ci si priva di qualcosa non perché sia sbagliato averlo, ma per scoprire cosa c'è sotto, quando quella cosa non c'è, quando rimane uno spazio non riempito.


È un esercizio radicale in un'epoca in cui il silenzio spaventa quasi quanto il dolore.

Siamo veramente diventati bravi a non stare mai soli. Notifiche, scroll infinito sui social, messaggi, telefonate, piattaforme. Abbiamo costruito un mondo in cui non c'è mai davvero silenzio e nelle relazioni funziona allo stesso modo. Cerchiamo l'altro per riempire, per non sentire, per non restare soli con noi stessi. Non è amore. È rumore.


Il problema non è l'altro, è che non sappiamo più tollerare il vuoto.

Quella sensazione scomoda, a volte insopportabile, di essere soli con i propri pensieri senza niente che li copra. Privarsi volontariamente del rumore, delle distrazioni, della ricerca continua di conferme, del bisogno di riempire ogni momento è uno degli esercizi più difficili che esistano.


Impara a stare nella solitudine, non perché la solitudine sia una virtù in sé o sia necessario stare soli a tutti i costi, ma perché solo quando impariamo a starci, smettiamo di aver paura di essa, smettiamo di avere una folle paura di perdere la relazione, l'altro, l'amore. Siamo in grado di dire di poter scegliere davvero, di essere liberi, solo quando la paura smette di guidarci. Chi non sa stare solo non sceglie l'altro: lo usa.


Quando smetti di creare rumore per schiacciare tutto il tuo pensiero, il silenzio che senti all'inizio è scomodo. Poi diventa strano. Poi, lentamente, inizia a parlare.

Emergono pensieri che non sapevamo di avere. Desideri che avevamo soffocato. Una voce interiore che aveva smesso di provarci perché non veniva mai ascoltata.


Nella pratica clinica lo vedo spesso: le persone che imparano a stare con la propria solitudine, se vogliamo anche nella noia, non diventano più sole, diventano più libere. Nelle relazioni chiedono meno disperatamente, danno più consapevolmente, tollerano meglio l'imperfezione dell'altro. Perché sanno che anche senza, stanno in piedi. Non vi è bisogno, non vi è dipendenza, vi è scelta.


La buona notizia è che la Quaresima non finisce nel digiuno. Finisce nella Pasqua, che però ha senso solo se il digiuno è stato vero.

Non si arriva alla rinascita saltando il silenzio. Si arriva attraverso il silenzio.

Se senti il bisogno di fare meno rumore, di cercare meno, di stare un po' più con te, ascolta quel desiderio, è la tua Quaresima dell'anima.



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